Ansia post rottura per una relazione?

Relazione tossica: Mal d'Amore o Dipendenza Affettiva?
Alla fine di una relazione, l'ansia post rottura è un'emozione comune. Molti si sono trovati ad affrontare la marea di sentimenti che seguono la conclusione di un legame affettivo importante. Decidere di chiudere una relazione comporta quasi sempre intense emozioni come paura, dolore, rabbia, ansia, sfiducia e tristezza, accompagnate da numerosi interrogativi:
- Avrò fatto la cosa giusta?
- Sono così insoddisfatto della mia relazione?
- Ci possono essere altre soluzioni?
- La rabbia verso di me è una prova del suo amore?
- La sua mancanza è la dimostrazione che lo amo?
Sebbene la decisione di terminare una relazione non sia facile, può portare a un senso di sollievo e distacco. Tuttavia, la separazione è spesso accompagnata da malinconia e tristezza. È una necessità, specialmente quando vengono compromesse il rispetto e la dignità personale. Le esperienze di relazioni "sbagliate" possono comunque riservare sorprese positive, spingendoci a capire che meritiamo di più.
Questa transizione fa parte di ciò che, in psicologia, viene definito come "elaborazione del lutto", ovvero un distacco emotivo da una figura amata che è stata importante nella nostra vita. Esistono, però, situazioni in cui alcune persone, nonostante riconoscano dinamiche malsane nella loro coppia, non riescono a chiudere la relazione. Esse sembrano dipendere incessantemente dall'amore e dalla presenza dell'altro, pur essendone consapevoli.
Relazione tossica: dipendenza affettiva, un circolo vizioso

La dipendenza affettiva si manifesta quando:
1) la persona manifesta segni e sintomi di astinenza quando il partner non è presente o si percepisce la minaccia del suo abbandono;
2) l'individuo si lamenta di preoccuparsi e di prendersi cura del partner più di quanto desidererebbe;
3) perdita di controllo sul proprio comportamento, con vari inefficaci tentativi di ridurre o troncare il legame malsano;
4) investimento eccessivo di tempo per controllare il partner e le sue attività;
5) abbandono di attività sociali importanti, in quanto viene data la priorità assoluta al partner;
6) mantenimento del legame malsano, nonostante problemi personali, familiari e lavorativi.
Se ritieni di riconoscerti in questi comportamenti o vuoi esplorare il tuo mondo interiore per migliorare le tue relazioni, contatta il Dott. Luca Gori presso il suo studio di psicoterapia a Firenze, al numero +393384196586 o via email a lucagori77@gmail.com, per scoprire come puoi ritrovare equilibrio e serenità nelle tue relazioni.
I diversi volti dell'amore

Ci sono tanti modi d'amare, come quello appena descritto, ma ne esistono altri che portano con sé percorsi altrettanto dolorosi, contorti, complicati. Il dipendente affettivo è solo una modalità tra le tante. Può accadere che alcune dinamiche siano riconducibili più all'odio che all'amore: relazioni distruttive per entrambi o solo per un membro della coppia. Può succedere che la persona appaia molto richiestiva e qualsiasi manifestazione d'amore non è mai abbastanza per essere rassicurata, amata, confortata. Così si innescano dei meccanismi per cui la persona aggredisce il proprio partner quando è in ritardo, quando non gli pone la giusta attenzione, quando è triste. L'altro si trova nella condizione di modificare continuamente i suoi piani e a regolarsi in base alle richieste del compagno. Una modalità simile a quella del dipendente, seppur rispettando un minimo spazio e amor proprio.
Un'altra situazione comune è quella di trattare il compagno in modo distaccato: in una prima fase il partner appare un eccellente corteggiatore ma, una volta soddisfatto il desiderio di conquista, l'altro perde valore, fino a manifestare espressamente il suo poco coinvolgimento. La vittima di turno entra in una spirale di sofferenza, centellinando l'amore e l'attenzione. Il gioco diventa un processo di coinvolgimento e distacco: se l'altro si allontana, il corteggiatore nuovamente si riavvicina e viceversa.
Alcuni si fermano alla fase del corteggiamento e cercano di riproporlo continuamente, con persone sempre diverse. Altri, appena terminata la fase dell'innamoramento, ritengono concluso il rapporto, incapaci di affrontare l'inevitabile trasformazione qualitativa della relazione. L'incapacità di tenere un amore è molto diffusa: alcuni sono capaci di innamorarsi, ma non di costruire un rapporto; in questo caso la persona non si mette mai in gioco e le relazioni, per lei, appaiono una fatica inutile.
Esistono invece amanti che fuggono in primis da se stessi. Quando una relazione diventa stabile e duratura, la persona non accetta la quotidianità e le difficoltà che inevitabilmente subentrano nella coppia. Si tratta di amanti immaturi che credono erroneamente che "in amor vince chi fugge"; sono convinti che il loro fascino risieda nel farsi cercare, giustificandosi spesso con frasi esemplari: "Ho bisogno dei miei spazi";Il lavoro mi occupa la maggior parte del tempo"; "In questo periodo non ho la testa per impegnarmi in un rapporto stabile"; "Sono rimasto scottato da una relazione precedente". In verità ricercano rapporti superficiali e quando invece la relazione assume caratteri di stabilità e condivisione, tali amanti fuggono. Si impegnano ad ottenere solo il buono delle relazioni, senza considerare gli altri aspetti della medaglia.
Un'altra tipologia di "amore dannoso" è quello soprannominato "io ti cambierò". L'amore tra due persone nasce e cresce nel rispetto della diversità dell'altro. Pensare di manipolare il partner secondo la nostra idea di amore è totalmente fallimentare e intollerabile. Voler cambiare qualcuno porterà inevitabilmente a una frattura relazionale. Le domande da porsi in questo caso sono:
"Chi sono io per pretendere nell'altro un cambiamento?; se voglio cambiare qualcuno, probabilmente non ho stima di quella persona? se fossi io a cambiare?"
Esiste poi il "terzo incomodo", colui che incarna il ruolo dell'amante. Sono convinti di avere una posizione fondamentale nella vita dell'altro, poiché spesso rappresentano i confidenti del loro partner, ma in realtà vivono nella solitudine e nell'impotenza, poiché, non appena fanno una richiesta all'amante, quest'ultimo può inevitabilmente tornare dal compagno/a ufficiale. In questo gioco, il loro ruolo è statico, sono in una sorta di limbo emotivo perché non sono né totalmente accettati e né totalmente rifiutati. Vivono un rapporto "part-time" che sembra loro condito di aspetti emotivi inequiparabili e straordinari. In realtà la loro relazione viaggia su criteri dettati dal tempo e dalle regole dell'altro e quegli "ingredienti emotivi" di cui vanno fieri, sono amplificati dalla "trasgressione" e dal tempo limitato che hanno a disposizione.
I masochisti rappresentano l'emblema dell'infelicità. Nella loro vita sembra costante il dolore spesso irrinunciabile, senza la sofferenza non captano il fascino dell'altro. Una dinamica relazionale che ha un carnefice e una vittima. Il primo sembra divertito nel porre un danno con umiliazioni, abusi (verbali e/o fisici), violenze psicologiche. Un escalation senza fine, un gioco al massacro, dove esistono "deserti emotivi" e "assenze empatiche". L'amore è sofferenza, forse conosciuta durante l'infanzia; quel periodo fondamentale per creare le basi di sani rapporti affettivi. Sovente, si tratta di persone che hanno vissuto in famiglie dove un membro genitoriale era una figura satellite o emotivamente assente. Quel genitore che farà da modello e che tenderà a costituire l'imprinting per le successive esperienze relazionali che hanno come comun denominatore: l'abbandono, il dolore, il senso della precarietà. Perché oltre l’abbandono, perseguono un ideale di amore che ha come obiettivo quello di rendere stabile una relazione che già di partenza non lo è. Si innescano così dinamiche dolorose che tendenzialmente portano a una costante sofferenza.
Esiste poi la persona che ha come scopo quello di “salvare il partner” che di solito appare una persona problematica e che, di conseguenza, genera nell’altro emozioni intense. L'illusione di questi soggetti è che aiuteranno il partner a diventare una persona migliore, ma nessuno cambia nessuno, almeno che non sia il diretto interessato a voler dare una svolta alla propria vita.
L'amore Maturo

"...Perché è un'esperienza che ci fa sentire completamente vivi, ci rigenera, risveglia tutti i sensi, ingigantisce ogni emozione, la nostra realtà quotidiana è scossa, siamo catapultati in paradiso, può durare solo un momento, un'ora, un pomeriggio, ma questo non toglie una virgola al suo valore, perché ci lascia dei ricordi preziosi che conserveremo per tutta la nostra vita. Quando ci innamoriamo sentiamo Puccini nella testa, credo che succeda perché la sua musica esprime pienamente il desiderio di incontrare la passione nella nostra vita e l'amore romantico e mentre ascoltiamo la Bohème o la Turandot, mentre leggiamo Cime Tempestose o guardiamo Casablanca, un po' di quell'amore rivive anche dentro di noi..."
Questa è una citazione tratta dal film "L'amore ha due facce" che racchiude quali segnali compaiono dentro di noi quando ci innamoriamo.
L'amore può essere suddiviso in fasi: nella prima, le emozioni e i comportamenti che vengono provati assolvono alla scopo di scegliere la persona giusta e instaurare con quella una relazione intima. Le tappe attraverso le quali una relazione si forma sono quelle più funzionali al buon adattamento della persona all'ambiente.
L'attrazione il corteggiamento e il flirt

La prima fase appunto è quella caratterizzata da tre elementi: l'attrazione, il corteggiamento e il flirt. In questo particolare momento due individui si vedono e scatta qualcosa a livello epidermico: le due persone si piacciono. Nasce così un gioco di corteggiamento: uno che pone le attenzioni all'altro che a sua volta gioca con sguardi e ammiccamenti. I due corpi sono protesi, la loro comunicazione non verbale e para verbale risulta diversa: la voce è alta, il tono appare gioioso, il linguaggio è animato, cercano il contatto oculare l'uno dell'altra.
L'attenzione è spostata sull'altro: al suo odore, alle sue peculiarità, ai suoi tratti specifici. L'interesse e la disponibilità si esprimono su una modalità non verbale e su argomenti generici che però racchiudono un carattere affascinante e stimolante.
In questo momento ogni individuo adotta delle strategie inconsapevoli che hanno l'obiettivo di individuare la giusta persona alla quale legarsi; ognuno esprime e offre il meglio di sé. I contatti tra i corpi, lo sfiorare la pelle dell'altro sono segni di piacere e disponibilità. Questa fase, detta flirt, ha due funzioni: la prima è rendersi disponibile sessualmente; la seconda indica che la persona di fronte è propensa a prendersi cura di noi: ascolta i nostri bisogni, entra in contatto con la parte emotiva di noi stessi.
L'innamoramento

La fase successiva è quella dell'innamoramento. Questo periodo è caratterizzato dalla supremazia dell'irrazionalità a sfavore della razionalità; l'innamoramento è un sentimento estremo, non uno stato di semplice torpore. Essere coscienti che questa fase non ha comportato nessun cambiamento nella nostra vita, significa che l'amore è semplicemente dettato dal buon senso, è in altri termini privo di quel carattere folle che contraddistingue l'amore. Durante l'innamoramento è inevitabile soffrire, questa è l'altra faccia della medaglia. L'altro ci manca, desideriamo ardentemente la sua presenza, la sua vicinanza, il suo contatto, quando questi bisogni risultano insoddisfatti, inevitabilmente soffriamo. L'attesa, l'incertezza, l'insicurezza fanno parte di questo moto emotivo che racchiude in sé "la passione".
I segni che caratterizzano questo periodo sono: l'insonnia, perdita o riduzione dell'appetito, la sensazione di avere un'energia immensa, le reazioni fisiologiche (battito cardiaco accelerato, sudorazione, bocca secca) esperite in presenza del partner. L'eccitamento è accompagnato dalla passione ed è proprio in questa fase che emerge il rischio. L'amore è come camminare sulle sabbie mobili per questo è importante che i più giovani abbiano un aiuto (un supporto di un adulto di riferimento che permetta loro di esprimere le loro paturnie, ansie, preoccupazioni), perché l'amore si impara e ci fortifica. L'attrazione e l'innamoramento verso un individuo, promuove la produzione di Feniletilammina che per le sue particolari proprietà provoca le sensazioni associate all'amore: aumento dell'energia fisica e una maggiore produzione di dopamina (neurotrasmettitore che regola il tono dell'umore). Contemporaneamente aumentano tutti quei comportamenti che hanno un effetto calmante, ma l'eccitazione non lascia completamente lo spazio alla tenerezza. Gli innamorati si tengono per mano, la qualità della voce cambia (abbassano il tono, diventa dolce), si usano vezzeggiativi. In questa fase il sistema sessuale, lascia lentamente lo spazio al sistema di attaccamento e di accudimento. Nelle fasi del corteggiamento e del flirt ciascuno presenta i suoi lati migliori, nello stadio dell'innamoramento ognuno comincia a condividere con l'altro le proprie delusioni, esperienze negative che hanno caratterizzato gli anni precedenti l'incontro. Appena la relazione assume una forma, ciascun partner comincia a funzionare per l'altro come risorsa affettiva, come rifugio emotivo. Il compagno diventa fonte di conforto ed accudimento. La fase dell'innamoramento porta con sé delle "trappole". Quando ci innamoriamo entrano in gioco dei fattori irrazionali: tendiamo ad idealizzare il partner e di conseguenza proiettiamo su di lui i nostri bisogni e le nostre aspettative. Inoltre, ognuno tende a mostrare all'altro la parte migliore di sé, immaginando per certi aspetti una relazione idilliaca. Quando questo periodo lascia il posto all'amore, è lì che cadono le illusioni.
L'amore

In questa fase subentrano aspetti più razionali, emergono lentamente i lati del carattere del partner che non ci piacciono. Al di là di situazioni estreme (abusi, violenze verbali e fisiche), le domande da porsi sono:
1) l'altro lo accetto per quello che realmente è? lo vorrei diverso?
2) Il rapporto è condito di scambio (emotivo, verbale)?
3) E' presente una certa dose di reciprocità?
Da un punto di vista passionale, la frequenza dell'attività sessuale diminuisce e invece aumenta l'uno per l'altro il bisogno di un supporto emozionale, l'accoglimento e l'accudimento.
La passione infatti cede lentamente il posto all'intimità dove le emozioni predominanti sono: affetto, calore e fiducia; è in base a questi sentimenti che scatta il desiderio sessuale. Questo salto qualitativo rappresenta il cambiamento più importante all'interno della coppia. Da un punto di vista fisiologico, le ripetute esperienze sessuali vissute durante la fase dell'innamoramento hanno prodotto la fenilanfetamine in modo continuativo. Queste sostanze hanno provocato a loro volta le endorfine, responsabili della sensazione di piacere e appagamento. Grazie a questo processo, il partner diventa lo stimolo associato alla sensazione di benessere che all'interno della coppia si esprime nel desiderio di farsi le coccole, abbracciarsi, toccarsi, mantenere un legame di vicinanza. In questa fase può emergere l'ansia da separazione, quella condizione emotiva che si manifesta quando l'altro non c'è. Essere consapevoli del fatto che il partner, qualora ci sia un pericolo da affrontare o un dolore, è lontano. Questo aspetto indica che il legame di attaccamento si è formato e la relazione ha come funzione principale quella di garantire la sopravvivenza e la protezione l'uno dell'altro.
L'amore di per sé non basta, benché sia un fattore indispensabile nel rapporto coniugale. Per un'unione felice sono altrettanto importanti certe doti: attenzione, sensibilittà, generosità, responsabilità, lealtà, fiducia reciproca, apprezzamento. Questi aspetti possono essere coltivati sia nell'ambito della coppia che da ciascun membro. Questo non vuol dire che se certe caratteristiche non ci sono allora la relazione entrerà prima o poi in crisi, ma è necessaria una buona conoscenza di sé, non solo per capire le proprie aspettative ed i propri bisogni, ma anche per saperle comunicare all'altro. E' fondamentale scendere a compromessi, agire secondo decisioni prese in comune, una buona propensione ad accettarsi, perdonarsi, tollerare difetti, sbagli e stramberie. L'aspetto fondamentale di ogni relazione è la chiarezza e una comunicazione efficace.
Se non sussistono problemi gravi, quello che conta è in primis mettere in discussione se stessi e porsi nei "panni dell'altro". Una continua comprensione dei veri motivi dei propri comportamenti e di quelli del partner potrà senz'altro arricchire un sano rapporto coniugale.
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